Immagini della mente: neuroscienze e filosofia

Convegno annuale di Neurofilosofia

Edizione 2009 - La coscienza

La Reproduction Interdite, René Magritte, 1937, Museo Boijmans Van Beuningen, Rotterdam.

Organizzatori e comitato scientifico

Giovanni Lucignani, Marco Poli (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biomediche, Università degli Studi di Milano)
Elio Franzini, Renato Pettoello (Dipartimento di Filosofia e Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli Studi di Milano)

Segreteria: Cristina Martelli
Redazione elettronica: Raffaella Rossini

Relazioni edizione 2009

La coscienza dell’altro. Osservazioni sull’origine della cognizione sociale.

Una collaborazione tra analisi filosofica e ricerca neuroscientifica sembra essere divenuta necessaria. Nel nostro intervento ci chiederemo tuttavia dapprima a quali condizioni una discussione tra questi due ambiti disciplinari possa essere fruttuosa, per passare poi a declinare quegli aspetti di principio attraverso la discussione di un problema limitato e circoscritto: il rapporto tra esperienza dell’alterità e strutture neurali. L’ipotesi generale che guida la nostra discussione sarà la seguente: il concreto mondo della vita, in quanto struttura di rimandi di senso, ha autonome regole di composizione interna che sta all’analisi filosofica dipanare e portare alla luce. L’analisi neuroscientifica ci deve, invece, spiegare come un sistema di senso si inscriva in un cervello.

Di qui prenderemo le mosse per chiederci come possa sorgere la cognizione sociale, cioè la capacità dei singoli organismi di comprendere i conspecifici come soggetti intenzionali come loro, ma diversi da loro. La discussione si svilupperà a partire da tre domande fondamentali: 1) Che cosa distingue i miei vissuti da quelli empatizzati? 2) Che cosa permette la comprensione di ciò che fa l’altro? 3) Perché ascriviamo una psiche analoga alla nostra ad altri esseri? Rispetto alla prima domanda cercheremo di mostrare che la differenza tra il vivere in prima persona un vissuto e l’esperirlo come localizzato in un altro corpo non trova la propria base nella diversa intensità con cui si attivano i neuroni specchio. Rispetto alla seconda domanda cercheremo di mostrare che la comprensione delle azioni e delle intenzioni altrui è resa possibile dall’appartenenza ad un comune mondo della vita, e non da una struttura evolutivamente acquisita ed innata. Rispetto alla terza domanda, infine, cercheremo di mostrare che l’ascrizione di una mente a un altro essere non ha alla sua base l’attivarsi dei neuroni specchio. Infatti, a volte questi sono attivi, e tuttavia non ha luogo alcuna esperienza dell’alterità. Per esempio, davanti all’azione di un robot i neuroni specchio sono attivi, e tuttavia non ascriviamo al robot un atteggiamento intenzionale, una mente come la nostra, cioè la capacità di provare emozioni e di avere intenzioni.

Di qui un’ipotesi di carattere generale: il rapporto cervello-mondo può solo in un determinato (e limitato) ambito essere interpretato a partire da un’impostazione “innatista”, e quindi essere ricondotto a predisposizioni sedimentatesi evolutivamente. Quando passiamo alla cognizione sociale (o, se si vuole, all’ambito della cultura) dobbiamo invece assumere una direzione secondo cui i rimandi di senso si “inscrivono” nel cervello. Questo inscriversi dei rimandi di senso in un cervello è, forse, ciò che possiamo chiamare “mente”.

Relatore Vincenzo Costa[CV e pubblicazioni]