Edizione 2009 - La coscienza
Edizione 2009 - La coscienza
La Reproduction Interdite, René Magritte, 1937, Museo Boijmans Van Beuningen, Rotterdam. Organizzatori e comitato scientificoGiovanni Lucignani, Marco Poli (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biomediche, Università degli Studi di Milano) Segreteria: Cristina Martelli |
Partecipanti
Elio FranziniElio FRANZINI (Milano 1956) è professore ordinario di Estetica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano, di cui è attualmente Preside. Laureatosi con Giovanni Piana e Dino Formaggio, le sue ricerche si sono orientate, seguendo la tradizione della scuola milanese, verso la fenomenologia, che ha indagato in alcune sue connessioni storiche e teoriche con particolare riferimento ai temi della costruzione artistica, del simbolo e dell’immagine. Le sue prime ricerche si sono rivolte verso l'approfondimento di alcuni problemi di fondazione dell'estetica fenomenologica, con specifica attenzione ai temi della costituzione del sentimento, della temporalità e dell'oggetto estetico. A partire da queste basi, e sempre riferendosi agli insegnamenti del metodo fenomenologico, si è occupato di una possibile fondazione scientifica dell'estetica, indagando in particolare l'ambito dell'estetica francese del Novecento, considerata nelle sue teorie e nelle linee di fondo della sua storia, dal positivismo ai giorni nostri, come un movimento che, in cerca di una sua identità unitaria, sfocia (con Merleau-Ponty e Dufrenne) in una consapevole autocoscienza fenomenologica. Su questa stessa strada, ma prendendo avvio, invece che dal contesto culturale francese, dal movimento tedesco degli inizi del nostro secolo della "scienza dell'arte" (da Fiedler a Dessoir), ha delineato un percorso teorico all'interno dell'estetica contemporanea che, partendo dai rapporti storici fra l'estetica e le scienze dell'uomo, intende mostrare le connessioni fra le sfere dell'estetico e dell'artistico, con particolare riferimento al momento della creatività soggettiva. Il tema della creatività artistica, dei suoi percorsi dialogici di senso, nella sua genesi all'interno di alcuni importanti momenti della filosofia moderna e contemporanea, costituisce l'oggetto di ricerche in cui l'analisi degli scritti di Leonardo da Vinci, Bacone, Vico, Diderot, Batteux, Kant sino a Banfi, Bachtin, Lyotard e, in particolare, P.Valèry, ha cercato di individuare un percorso di "interpretazione della natura" attraverso la poiesis dell'uomo, i cui strumenti, più che logici o discorsivi, sono miti, geroglifici, figure, gesti corporei nei loro operativi percorsi di attività, forze espressive che si ritrovano alla base del linguaggio e dei significati dell'arte. In questo contesto vengono alla luce, nella creazione artistica quale interpretazione della natura da parte dell'uomo, temi fondamentali dell'estetica moderna come, in primo luogo, il rapporto fra ragione ed esperienza, fra arte, tecnica e scienza, i problemi del genio e del sistema delle arti, la relazione fra grazia e bellezza, la forza desiderativa dell'arte, il significato del costruire artistico per l'uomo. L'approfondimento dei temi del desiderio, del piacere e della grazia nell'attività fabbrile dell'uomo, nella costruzione artistica, ha condotto la ricerca verso un'indagine sulla genesi dei rapporti fra espressione artistica e teoria delle passioni, con particolare riferimento a Cartesio, Spinoza, Diderot e Schiller. Questi rapporti non sono arbitrari poiché nel fare artistico è possibile reperire, attraverso una descrizione fenomenologicamente impostata dei decorsi produttivi e dell'atteggiamento costruttivo, quelle figure, modi di sentimento, contenuti estetici che interpretano le potenzialità estetico-sensibili del soggetto verso la realtà formale dell'opera. La fenomenologia, così come può manifestarsi nel campo dell'arte e degli oggetti culturali complessi, è dunque una filosofia che ha il dialogo al suo centro. Dialogo che non è il riflesso critico di uno sguardo illuminato bensì la partecipazione di questo sguardo alla concretezza passionale della scelta, alla forza della sensibilità che muta la passione in azione costruttiva. Questa genesi di senso si radica in un'intenzionalità che ha in sè anche vissuti "impuri", che sono appunto la base estetico-passionale dell'arte, che ne costituiscono la specifica esperienza. La ricerca si volge dunque ad approfondire il ruolo e la funzione nell'ambito dell'estetica e dell'arte di tale intenzionalità antepredicativa, chiamata da Husserl e Merleau-Ponty con il nome di "intenzionalità fungente". A partire da queste basi teoriche si è sviluppata una ricerca sulla genesi storica dell’estetica a partire dal Settecento, cioè dal secolo in cui l’estetica stessa è stata battezzata. Si è qui inteso mettere in luce come le ricerche estetiche settecentesche siano nate in un contesto culturale caratterizzato sia dalla eredità delle retoriche secentesche sia dalle dispute filosofiche, artistiche e antropologiche che si sviluppano all’interno dell’epoca dei Lumi. Configurandosi come un grande dialogo tra ragione e passione, tra elemento animale ed elemento spirituale, tra fiducia nella storia e pessimistica inquietudine, l’estetica esplora in questo secolo le possibilità e i limiti della natura e dell’uomo, intrecciando e costituendo, in tale ricerca, tutti quei nodi concettuali (dalla bellezza al sublime, dall’immaginazione al gusto sino al genio e al sentimento) che costituiranno il patrimonio storico dell’estetica sino ai giorni nostri. Questa ricerca si ricollega alle precedenti indagini sulla fenomenologia perché in entrambe si sottolinea l’importanza teorica di una descrizione dei processi affettivi e del loro ruolo nelle articolazioni dell’estetica. Seguendo queste due articolate direzioni (ricerca storica sulla genesi dell’estetica e tentativo di sua definizione teorica) si è individuato nella nozione di “sentimento”, che proprio nell’estetica settecentesca ha uno dei suoi principali riferimenti nell’ambito della filosofia, un momento unitario, capace di raccogliere in sé discorso storico ed esigenza speculativa. Infatti il percorso conoscitivo all’interno del problema filosofico del sentimento, che ha avuto per principali protagonisti Hume, Kant e Husserl, oltre che i nodi essenziali dell’estetica tra Seicento e Settecento, ha permesso di costruire una sorta di orizzonte “psicologico” o “antropologico” a partire dal quale è possibile esplorare le basi fondative dell’estetica. I problemi della sensazione, del sentimento, del senso comune inquadrano infatti il senso gnoseologico dell’estetica, il ruolo cioè che essa riveste in una teoria generale della conoscenza. L’estetica incarna, in tale contesto, un “modo” specifico, precategoriale, della ragione, che svela il suo senso manifestando il significato conoscitivo dell’esperienza sensibile: all’origine del sapere, all’origine della scienza, vi è un “sentire comune” in cui doxa ed episteme si incontrano. Per cui, definire l’estetica nel contesto di una “filosofia dei sentimenti” è in primo luogo il tentativo di delinearne descrittivamente i percorsi all’interno di un problema, quello del sentire, della rappresentazione, della conoscenza sensibile, che è uno degli essenziali assi di riferimento dell’intera tradizione filosofica occidentale. L’analisi di questo tema, del ruolo cioè della rappresentazione estetico-sensibile nei processi generali della conoscenza, ha condotto a indagare il senso dell’immagine e dell’immaginazione, e dei processi simbolici loro correlati, che conducono a costruire il percorso costitutivo di una “fenomenologia dell’invisibile”. Il tema della “rappresentazione” e delle sue connessioni con il linguaggio e con l’espressione retorica e artistica dal Settecento sino alla tradizione fenomenologica è al centro dei suoi più attuali interessi. PubblicazioniDella sua ampia produzione scientifica (saggi, traduzioni, curatele), si ricordano qui di seguito esclusivamente i volumi pubblicati:
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La vita č sogno
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